Che nessuno tocchi Abele!

E’ notizia di ieri mattina che il gioielliere Rodolfo Corazzo sarà indagato per “eccesso colposo di legittima difesa” dalla procura di Milano. Alla stampa pare che il portavoce della procura di Milano abbia risposto che si tratta di “un atto dovuto”. Ma l’atto dovuto riguarda una notizia criminis portata a conoscenza della procura, per esempio, dalla polizia giudiziaria come nel caso della rapina a mano armata perpetrata in casa Corazzo che, ahimè, ha avuto la drammatica conseguenza della morte di uno dei rapinatori.  La polizia intervenuta immediatamente sul fatto avrebbe confermato la legittimità della difesa operata dal gioielliere in danno ai delinquenti che avevano aggredito a mano armata lui ed i suoi familiari nel focolare della loro casa per compiere una rapina. Quindi, la procura ha la facoltà e non anche il dovere di “indagare” il gioielliere per “eccesso colposo”, perché la morte del delinquente è incidentale al crimine da questi commesso.  La decisione dei pm milanesi di aprire una indagine è una precisa scelta che comporta un dispendio di denaro pubblico pagata con i soldi dei contribuenti, compreso quelli dello stesso gioielliere. Ora c’è qualcosa che non quadra anche perché la legge sulla “difesa legittima” come è ora denominata la scriminante dell’art. 52 cp, almeno nella fattispecie del gioielliere aggredito a mano armata in casa, darebbe palesemente ragione a questi in quanto la proporzionalità della reazione è data in questi casi per presunta dalla stessa norma come novellata nel 2006, togliendo ai pm ogni ragione di indagine sull’eventualità di un “eccesso” dovuto ad una presunta sproporzione nell’uso dell’arma legittimamente posseduta dal gioielliere. Non è dimostrabile che la morte del delinquente, il quale non era né solo, né disarmato, sia stata causata dal gioielliere per una sua colpa. Certo se Corazzo non avesse sparato, il delinquente non sarebbe morto. Ma è altrettanto vero che se il delinquente non avesse partecipato alla rapina non gli sarebbe accaduto nulla. Il delinquente sapeva bene quali rischi correva irrompendo in una casa privata a mano armata con dei complici per compiere una rapina. Le violenze perpetrate all’interno dell’abitazione sul gioielliere ed i suoi familiari erano del tutto ingiustificate e di una ferocia tale da non lasciar dubbi circa la volontà di ferire anche a morte gli occupanti pur di impossessarsi dei loro beni. Chi si mette fuori dalla legge (e dalla convivenza civile) non può reclamare quegli stessi diritti che lui per primo non è disposto a rispettare. Anche in una repubblica demo-proletaria, la vita di un onesto contribuente deve valere di più della vita di un delinquente pluri-pregiudicato. Diversamente, è meglio tornare al “fai da te” o al “Far West” perché nel vecchio west, tutti giravano armati mentre in Italia solo i delinquenti lo possono fare liberamente. E, come ha detto di recente anche l’ex-procuratore e sindaco di New York, Rudy Giuliani, non si è mai visto un delinquente chiedere il porto d’armi!


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