I cittadini sotto attacco sono liberi di difendersi, a loro rischio e pericolo!

“Il Giornale” di recente ha pubblicato un articolo del giudice Carlo Nordio sulla legittima difesa che spiega l’inadeguatezza della norma italiana con la filosofia (“fascista”, e ti pareva!) che sottende alla scriminante italiana dell’art. 52 cp. Il giudice in pensione per raggiunti limiti di età da anni ricopriva il ruolo di pubblico ministero a Venezia. Naturalmente, dice molte cose giuste il nostro giudice e ci mancherebbe altro! Ma se fosse andato oltre alle teorie hegeliane del passato regime per approdare a quelle (evidentemente) non molto diverse della Repubblica italiana che pure pone lo stato centralizzato e non l’individuo al centro della società, avrebbe dovuto avvertire il rischio di un ritorno al passato. Infatti, lo slogan coniato da Mussolini nel lontanto 1925, “tutto nello stato, niente al di fuori dello stato, niente contro lo stato” è ciò che accomuna i passati regimi dittatoriali a quelli comunisti, tutti nati da movimenti “populisti”. Furbo quindi il nostro giudice che, sottolineando l’evidente nesso storico del art. 52 cp con il codice Rocco ed il pensiero fascista dell’epoca, rende meno attaccabile le proprie istanze per una riforma urgente della legittima difesa dai tanti partigiani di Caino che ancora si nascondono dietro la favola dello stato “illuminato” purché e perché “democratico”.

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