Alitalia’s Preliminary Agreement

After round-the-clock negotiations and last-minute maneuvers to shove Luigi Gubitosi down the throats of Alitalia’s minority shareholder (Etihad) in efforts to please Lenders (Unicredito Banca and Banca Intesa San Paolo), the Italian majority shareholders have apparently brokered a last-minute deal between Alitalia and the Unions, which, however, needs to be ratified by Alitalia employees before going into effect. Hardly more than a letter of intent!

Until Italians continue to buy the story that unions contracts are better and that for the privilege of making less money than they could earn by working for just about any other European airline, they need the skill and expertise of union representatives, these sorts of shenanigans will continue.

But what if Gubitosi & company don’t really want the “prelim” to finalize? What if the Italian majority shareholders hope the employees will vote against the “prelim” and/or go beyond the financial deadline in efforts to approve, thereby pushing the airline into insolvency and administration at the hands of a government-appointed Commissioner, like Gubitosi?

What if it’s all a ruse to get two birds with one stone:  Alitalia goes into bankruptcy despite the best efforts of just about everyone i.e., the shareholders, the Unions and the Government with its promise to guarantee Lender loans. The employees wind up taking all of the blame. The Italian majority shareholders, Big Brass, Government and Unions, all of the credit. Gubitosi is put into the driver’s seat of a Newco with a clean slate, time and money to reorganize, preferably without foreign partners (that just don’t understand “us” anyway), and a return of the Government to the share capital of Alitalia. Score another win for state enterprise and government employment status for Alitalia workers? No, please tell me I’m wrong guys.

L’accordo preliminare di Alitalia

Dopo un negoziato maratona durata praticamente 48 ore con manovre dell’ultima ora per far digerire l’imposizione di Luigi Gubitosi al partner minoritario straniero (Etihad) perché gradito alle due maggiori banche finanziatrici italiane (Unicredito e Intesa San Paolo), i soci italiani di maggioranza avrebbero finalmente raggiunto un accordo dell’ultima ora tra Alitalia ed sindacati. L’accordo detto “preliminare”, infatti, dovrà essere ratificato dai dipendenti di Alitalia per entrare in vigore. Quindi, un accordo che vale poco più di una lettera d’intenti!

Finché c’è chi crede che per il privilegio di essere pagati meno di quanto si potrebbe guadagnare lavorando per qualsiasi altra società o linea aerea europea, essi hanno bisogno di  affidarsi alla professionalità di rappresentanti sindacali, continueranno a succedere di queste pagliacciate.

E se Gubitosi & c. non volessero veramente che il “preliminare” si trasformi in definitivo? Se cioè i soci italiani di maggioranza sperassero che i dipendenti alla fine bocceranno l’accordo preliminare e / o tardassero a ratificare l’accordo raggiunto oltre ogni limite, spingendo l’Azienda nell’insolvenza e l’amministrazione da parte di un commissario nominato dal governo, come Gubitosi?

Se insomma fosse tutta una messa in scena per beccare due piccioni con una sola fava: lasciare che Alitalia fallisca malgrado tutto e nonostante i nostri migliori sforzi, cioè nonostante gli azionisti, i sindacati ed il governo con la sua promessa di garantire le banche finanziatrici. I dipendenti finirebbero per prendersi loro, tutta la colpa. Gli azionisti italiani di maggioranza ne uscirebbero puliti insieme al top management, il governo ed i sindacati che si prenderebbero tutto il merito. Gubitosi si troverebbe prima o poi in sella ad una Nuova Società con la lavagna pulita, tempo e denaro per riorganizzare il business preferibilmente senza partner stranieri (che proprio non “ci” capiscano) ed un ritorno al passato del governo nel capitale sociale di Alitalia. Punto a favore dei partigiani del pubblico è bello e del ritorno allo status di dipendenti pubblici per le maestranze di Alitalia? No, per favore, ditemi che mi sbaglio.


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