Antifascisti Manganellano Dirigente di Forza Nuova a Palermo

 

Il giorno dopo l’articolo di Vladimiro Zagrebelsky “Perché sdoganare il fascismo è un errore” pubblicato su “La Stampa” del 20.02.2018, sei pacifisti dei centri sociali hanno aggredito nelle pubbliche vie di Palermo un esponente di Forza Nuova. Dopo averlo circondato, l’hanno imbavagliato e legato in modo che non potesse difendersi e poi con calma l’hanno pestato a sangue rompendogli tra l’altro il naso e lasciando ematomi e lividi per tutto il corpo. Quello che non stupisce è la “spontaneità” di avvenimenti che in costanza di campagne elettorali di esito incerto per l’arcobaleno di sinistri e sinistrine si scatenano nelle pubbliche vie delle città italiane senza che nessuno riesca a fermare persone che hanno nomi e cognomi e recapiti che le autorità giudiziarie e di polizia dovrebbero conoscere bene.

E poi i tanti Zagrebelsky che popolano l’Italia del “settantennio” ci predicano continuamente che sdoganare il fascismo è un errore. OK, abbiamo capito. Ma chi ha mai detto di volere sdoganare il fascismo? Non è che per caso siano gli stessi antifascisti che diversamente non saprebbero che altro dire o fare per mascherare il fallimento socio, politico ed economico della loro leadership?

Nel suo articolo Zagrebelsky tuona contro il partito unico che è sì, tipico dei regimi dittatoriali (v. Mussolini, Hitler, Stalin), ma che è stato anche il marchio di fabbrica della democrazia indiana (Congress Party) e di quella italiana  (Democrazia Cristiana), almeno fino al compromesso storico degli anni ’60. Ebbene, “so what” direbbero gli americani. Ciò che rende questa democrazia fragile non è il suo passato fascista, ma ben altro.

Nessuno, però, ha mai negato la morte violenta di Giacomo Matteotti per mano di “‘camerati’” che sbagliano”, neppure Mussolini. Il carcere ed il confino si sa era un mezzo di coercizione contro il dissenso organizzato. Ma non si conoscono prima dell’entrata in guerra purghe di antifascisti alla staliniana. Neppure al teorico del comunismo italiano, Gramsci, fu mai torto un capello. E’ vero che morì in prigione, ma di malattia. Altri pezzi da novanta  dell’orbita social-comunista quali Nenni e Pertini pure saranno risparmiati. Nenni arrestato dai tedeschi in Francia, sarà addirittura esiliato a Ponza grazie a l’intervento di Mussolini che così salva il suo vecchio amico dalla deportazione in Germania. Dopo gli eventi del 25 luglio ’43 i due si ritroveranno sull’isola di Ponza.

Persino Pertini godette di un certo riguardo nonostante la sua accanita opposizione a Mussolini ed al suo regime. E’ vero che per la sua “resistenza” sarà condannato a otto mesi di carcere, e quindi costretto all’esilio in Francia. Nessun paragone, comunque, con le purghe di Hitler e neppure con quelle del non meno sanguinario compagno Stalin. Eppure nessuno può, né vuole considerare il “ventennio” come un fiorire di democrazia.

Ma le diverse sfumature di rosso farebbero bene a trovare il modo per seppellire “l’ascia di guerra” prima che si ritorca contro noi tutti.

pparak, 23.02.2018


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