Occhio ragazzi, tenere i migranti fuori dall’Italia potrebbe non bastare!

Da settimane i giornali italiani non fanno altro che parlare (pro e contro) la politica del governo Conte sul problema dei migranti. Ma il tanto ciarlare potrebbe non essere abbastanza! Nel senso che, anche se l’Italia dovesse stringere accordi sui “migranti” – un eufemismo per “stranieri clandestini” – con Austria, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovakia, è la Germania che detta legge nell’UE e, comunque, per l’italiano medio i problemi più importanti sono ben altri.

I veri problemi dell’Italia sono un’economia che ha già innestato la retromarcia prima ancora di aver potuto consolidare nel 2018 quel poco di crescita che c’è stato nel 2017 e, quindi, senza dare alcun sollievo ai milioni di nuovi poveri e disoccupati, molti di cui hanno votato per Lega e M5S!

I problemi del Paese sono riflessi nella Costituzione Repubblicana composta da 139 articoli con i quali i Padri Fondatori ebbero la presunzione di regolare minuziosamente la vita socio-politica, economica ed istituzionale dell’Italia senza preoccuparsi di dare ai tre rami di “governo”, o poteri dello “stato” che dir si voglia poteri sufficienti a bilanciare e / o a controbilanciare gli altri poteri o rami (anche se poi in realtà il “sistema” ufficialmente ne riconosce solo due), lasciandone fuori quello giudiziario.

La paura del Fascismo portò al riassetto istituzionale e ad un esecutivo collegiale e collettivo diretto da un pari grado (unico caso in Occidente oltre alla Svizzera) con compiti e poteri limitati a definire e dirigere la sola politica nazionale e la macchina dello Stato secondo le direttive generali impartite dal Presidente del Consiglio (“PdC”). Il potere vero fu concentrato esclusivamente nel Parlamento che avrebbe non solo eletto un Capo dello Stato per una durata di anni sette, ma anche un Capo del Governo scelto dal Capo dello Stato tra le figure più rappresentative delle maggioranze possibili in Parlamento. Sfortuna volle che pure il Parlamento fu nei fatti indebolito dal sistema proporzionale che, per favorire l’elezione di rappresentanti anche da parte di partiti piccoli spesso poco più grandi di una famiglia estesa, finì per creare un effetto “torre di babele” che rese la stabilità dei Governi ancor’ più che un sogno, un incubo. Come se ciò non bastasse, a qualcuno dei Padri Fondatori venne la brillante idea che una Magistratura indipendente era proprio ciò che ci voleva per bilanciare (sic!) il casino istituzionale immaginato dai Padri Fondatori che pure comprendevano rappresentanti dei due maggiori partiti degli anni postbellici (la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano).

Una ulteriore deviazione dalla tradizione Occidentale è costituito dal potere giudiziario che i Padri Fondatori vollero tenere fuori dal “governo”. Infatti con il termine “governo” come compreso e usato in Italia, si è soliti riferire quasi esclusivamente al ramo o potere esecutivo, mentre l’altro ramo di “governo” è costituito dal potere legislativo, ovvero dal Parlamento.

La Magistratura, potere giudiziale o corpo dei giudici che dir si voglia, è un organo indipendente della burocrazia di Stato, formalmente non fa parte del “governo”. Ciò rende il sistema costituzionale italiano l’unico in Occidente ad avere due poteri di governo deboli e mal coordinati tra loro, spesso alla mercé di un potere giudiziale altamente politicizzato di burocrati non eletti ma di carriera, dotati di grande potere e pronti a riempire vuoti di potere politico grazie alla sicurezza che la loro Torre d’Avorio gli garantisce, liberi ed indipendenti, senza pesi o contrappesi esterni, ma anche senza rendere conto a nessuno del loro buono o cattivo operare.

Su ragazzi, tempus fugit! Potete fare di più e di meglio perché se proprio non ce la fate, rinunciate ed “avanti il prossimo”, o meglio ancora, perché non indite una gara pubblica per un vero e ricco contratto pubblico: quello di “Country Manager” con poteri illimitati di assumere e licenziare i propri “ministri” pur di raggiungere gli obiettivi di governo, una sorta di “Imperator / Dictator” d’ispirazione romana, però sotto contratto pubblico con lo Stato. Di certo, nessuno a destra o a sinistra si sognerebbe di chiedere un contratto a tempo indeterminato per una tale figura. Per il nostro Superfunzionario, un contratto a termine, magari rinnovabile sostanzialmente agli stessi termini e condizioni al raggiungimento di obiettivi predeterminati e concordati verrebbe visto come più che sufficiente ed accettabile da tutti, sindacalisti e politici compresi.


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