La prescrizione secondo il governo del cambiamento

“Il Cerchio di Fuoco” di Mattia Feltri apparso su “La Stampa” la settimana scorsa nella rubrica “Buongiorno” è degno di qualche commento mirato; perché se da una parte Feltri attacca, con apparente ragionevolezza, il governo sulla proposta di interrompere la prescrizione dopo la sentenza penale di primo grado, lo stesso autore ammette che “governo” e “stato” non hanno significati diversi, ma sono sinonimi l’uno dell’altro. Entrambe le cose, se passano, ci avvicinerebbero alle giurisdizioni di common-law cui la riforma del processo penale del 1988 si è ispirata.

Si tratta naturalmente di una questione che investe l’intero sistema legale Italiano perché la prescrizione rileva anche nel processo civile. Una questione, quindi, complessa la cui soluzione è forse la chiave di volta per velocizzare i nostri processi penali e civili, riportando il sistema legale italiano nell’alveo di quelli “occidentali”.

Il nostro processo penale è considerato “anomalo” non solo rispetto ai sistemi di common-law, e ciò nonostante la riforma, ma anche rispetto agli altri sistemi appartenenti alla stessa nostra famiglia giuridica, quella c.d. romano-germanica, più comunemente detta,“civilista” per distinguerla dai primi.

Ebbene con la riforma del processo penale del 1988 sono stati fatti degli innesti presi dai sistemi di common-law per rendere il nostro processo più “adversarial”, ovvero più “accusatorio” rispetto all’impostazione inquisitoria originale del processo penale italiano previgente, ritenuto troppo sbilanciato a favore dello Stato (che ha risorse economiche infinite rispetto a qualsiasi imputato, nonché il monopolio della forza pubblica, della pubblica accusa e della magistratura giudicante). Ciò che si è cercato di fare è stato ampliare il contraddittorio tra le parti (accusa, imputato o difesa e giudice) che teoricamente dovrebbero ora essere state poste tutte sul medesimo piano.

Ciononostante, rimaniamo distanti anni luce sia dai processi di diritto civile, sia da quelli di common-law. Intanto, perché in Italia un processo civile o penale che sia, può durare molti anni. Nonostante la Costituzione più bella del mondo, non esiste da noi il concetto di un processo rapido, ma di una sua “ragionevole durata” (art. 111 Cost.). Ciò detto, esiste la prescrizione che spesso lavora a favore di mafiosi ed altre persone accusate di gravi delitti o reati finanziari, troppo spesso beneficiate e rilasciate per decorrenza dei termini. E’ per questo forse che il governo intende “bloccare” la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Occorre, però, ricordarsi che la prescrizione riguarda i reati, non i processi.

E’ probabile, quindi, che il Governo cerchi, con il proposto blocco della prescrizione in coincidenza con la sentenza di primo grado, un grimaldello con il quale provocare la riforma dell’intero processo penale, accelerandone velocità e conclusione.


2 thoughts on “La prescrizione secondo il governo del cambiamento

  1. Come avvocato, sono costantemente perplesso dal sistema legale italiano. È pesante nei codici ma molto leggero sulla giusta applicazione. Da un punto di vista americano, l’intero sistema sembra a volte come una versione dei Keystone Cops.

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    1. Sfortuna vuole che, spesso, piuttosto che darsi da fare per “raddrizzare il tiro”, le leadership (e spesso non solo loro) fanno gli offesi e scambiano critiche dirette al sistema per critiche personali.

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