La Corte europea dei diritti dell’Uomo sanziona l’Italia per aver condannato il direttore di un giornale italiano!

Recentemente sono stato attratto dal titolo di un libro esposto in una libreria. Il titolo era più o meno questo:

Definizione di chi persevera nell’errore incurante del risultato: Chi meccanicamente replica le stesse azioni pur sapendo che i risultati in passato sono stati disastrosi, nella convinzione che in futuro gli esiti saranno migliori.

Ecco, immediatamente mi è venuto in mente come tale titolo calzasse alla perfezione leggi e procedure amministrate da una burocrazia sorda quanto cieca oltre ogni ragionevole limite.

In data 8 marzo, “il Giornale”, quotidiano italiano d’opposizione, ha pubblicato un editoriale di Alessandro Sallusti in cui si informavano i lettori che la Corte europea dei diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia a pagare Dodicimila Euro a Sallusti per danni subiti a seguito di un verdetto del novembre del 2012 che lo aveva condannato a diciotto mesi di carcere per diffamazione. Santo cielo! In Italia si può ancora finire in prigione per diffamazione! Si tratta di un direttore di giornale, nientemeno, che non aveva scritto l’articolo incriminato ritenuto diffamatorio da un PM, ma che non aveva esercitato il dovuto controllo prima di pubblicare l’articolo.

In Europa come in qualsiasi altra giurisdizione occidentale, nessuno va più in galera per diffamazione. Che succeda ancora da noi è cosa pazzesca.

Dappertutto in occidente la diffamazione è oramai confinata nel alveo del “tort” o come direbbe un avvocato italiano, un “illecito civile” che come implica lo stesso termine è un illecito perseguibile solo civilmente. Non si va in galera per un illecito civile, ma l’offeso può citare il diffamatore in giudizio per i danni. In Italia, però, preferiscono metterti in carcere piuttosto che prenderti dei soldi. Come mai? Tutto ciò si ricollega ad una forma mentis social-communista ed inquisitoria che ha permeato la categoria legale e non solo per cui le sanzioni pecuniarie favorirebbero i ricchi e quindi, se la pena fosse pecuniaria, sarebbero avvantaggiati i primi rispetto a chi di soldi ne ha meno. Così in Italia tutti rischiano la galera. Benissimo!

Nel caso di specie intervenne quasi subito il Capo dello Stato per annullare la pena detentiva di Sallusti (ai domiciliari) perché abnorme ed ingiusta.

Non è la prima volta che l’Italia viene sanzionata per le sue leggi penali e procedure incomprensibili ed ostinatamente retrò! Ma come suggerisce il titolo del libro, la burocrazia giudiziaria italiana resta cocciutamente sorda e cieca ad ogni cambiamento. Come direbbero i nostri cugini francesi, “Nous sommes en ……… Italie!

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.