Gianni Riotta certifica che la Costituzione Americana non permette di fare là, ciò che … “la Costituzione più bella del Mondo” non è in grado di impedire qua!

In un suo articolo della scorsa settimana sul giornale, “la Stampa”, il buon Riotta sembra rammaricarsi del fatto che la Costituzione americana non consente di fare ciò che la nostra non è in grado di impedire.

Comment? Direbbero i nostri cugini. Et oui, là i Padri fondatori hanno pensato bene di isolare il Capo del Governo (che sempre là è anche Capo dello “Stato”) da attacchi proditori da parte di funzionari politicizzati sulla base di una mera suspicione, cioè senza uno straccio di prova. Da noi succede l’esatto contrario ed il buon Riotta sembra rammaricarsi per i poveri americani costretti a tenersi un Trump almeno fino alla fine del suo primo mandato. Fossimo noi così sfortunati.

Ma là ci si è voluti unire attorno a tredici ex-colonie britanniche che con l’indipendenza dalla Madrepatria si ritrovarono “stati” indipendenti dotati di sovranità originale. E allora anche per motivi difensivi decisero di unirsi cedendo un po’ della loro sovranità al centro (il c.d. governo “federale”) che là costituisce il collant che tiene insieme una federazione di ben 50 stati. Mentre da noi ci si è voluti unire attorno ad una fictio juris: la “singola giurisdizione” (o “stato unitario”) per realizzare il quale furono cestinati gli stati italiani preunitari (il Regno Lombardo-Veneto, il Ducato di Parma, il Ducato di Modena, il Granducato di Toscana, lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli) che insieme al Regno di Sardegna sarebbero confluiti nel “Regno d’Italia”.

Nella realtà nostrana fu il Piemonte (o Regno di Sardegna) ad allargarsi a spesa degli altri stati. E se è vero che al Nord si tennero dei plebisciti anche per legittimare l’allargamento delle terre sabaude, al Sud, nessuno chiese il parere né del Re Borbone, né del suo popolo.

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