Quando i populisti si uniscono

Se chiedete a un italiano cos’è un “populista”, probabilmente risponderà che “populista” è un termine denigratorio per gente come Matteo Salvini o Giorgia Meloni, leader rispettivamente della Lega e di Fratelli d’Italia. In questo Paese, infatti, la sinistra è considerata mainstream anche se estrema ma mai populista e men che mai sovranista(i), una  parola nuova con un significato vecchio che è entrata a gamba tesa nell’italiano moderno per dissacrare il nazionalismo tradizionale, vecchia maniera.

Tralasciando il fatto che il populismo sta alla base della democrazia e che ogni movimento politico sorto dalle radici, ivi compreso il socialismo ottocentesco ed il comunismo novecentesco erano tutt’altro che elitari con un appeal diffuso soprattutto tra i numerosissimi proletari. No, in Italia, un populista per definizione può essere solo di estrema destra, un fascista per l’appunto. E ciò, anche se porta un elmetto e si guadagna da vivere con un lavoro manuale.

E ora quindi, secondo la loro stessa definizione gli italiani hanno un governo di coalizione elitario, composto da un partito di sinistra “antisistema”, gli M5S ed gli eredi del PC oggi meglio noti come i “democratici” (PD) o Antifa. Confusi? Forse, ma poi nulla è ciò che sembra in questo Paese di Gattopardi. L’ultimo governo non è stato votato dalle masse. Ma dagli elites della politica che includono il poco titolato Luigi Di Maio, disoccupato fino al giorno in cui questo “Mago” della politica nazionale assunse la carica di Vice Premier nel Governo del Cambiamento circa 16 mesi or sono. Quest’ultimo governo è una mostruosità politica resa possibile da un Parlamento obsoleto, gonfiato oltre ogni ragionevole misura da una legge elettorale sempre più “proporzionale” con soglie minime per l’aggiudicazione dei seggi, con ciò rendendo l’intero sistema praticamente ingovernabile.

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