Pontida, 2019

La presente è stata ultimata con ritardo perché durante il fine settimana ho voluto verificare di persona come avrebbero reagito i Leghisti, compreso militanti, sostenitori e pubblico in generale al Sig. Salvini dopo il suo improvviso abbandono del “Governo del Cambiamento”. Così insieme ad altre duecento persone ca. la domenica del 15 settembre sono salito abordo di uno dei quattro pullman che da Modena e provincia sono partiti alla volta di Pontida nell’alta Bergamasca, per assistere al grande raduno della Lega. Dopo un viaggio di oltre due ore eravamo nei pressi di Bergamo che dista solo 8 km da Pontida un piccolo paesino delle prealpi lombarde non lontano dalla stupenda Bellagio sulle rive del maestoso Lago di Como, dove uno dei primi Re longobardi d’Italia Liutprando, decise di acquartierarsi e reclamare come sua Reggia.

I discendenti di quel Re, fedeli a tradizioni più longobarde che italiane, sembrano determinati ad implementare un’autonomia strappata con sudore e fatica a Roma. Ciò che pretendono è niente di meno che l’autonomia concessa mediante statuto speciale alle cinque regioni autonome di Aosta, Sardegna, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e le due province autonome di Trento e Bolzano che insieme costituiscono la Regione del Trentino-Alto Adige (o Sued Tyrol). L’ho detto e scritto in questo stesso blog che la crescente ostilità degli italiani nei confronti del loro stato unitario disfunzionale, dovrebbe indurre le autorità italiane ad estendere saggiamente la stessa autonomia di cui godono le province di Trento e Bolzano a tutte le altre province italiane, trasformandole tutte in province autonome. E ciò prima che le forze centrifughe dell’autodeterminazione mettano a repentaglio la stessa unità del Paese causa l’impopolarità crescente del centralismo burocratico.

Arrivati a Bergamo intorno alle dieci del mattino, abbiamo impiegato altre due ore per arrivare fino alla vicinissima Pontida perché i nostri quattro pullman si sono trovati in coda a centinaia di altri pullman e veicoli provenienti da tutt’Italia. Arrivati al parcheggio a noi assegnato, abbiamo poi fatto a piedi le centinaia di metri che ancora ci separavano dal enorme campo dove dalla prima “Pontida” (del 1989), la leadership leghista è solita radunare i propri seguaci in questa kermesse annuale, diventata ormai un rito. Giunti sul grande prato ormai affollato di leghisti in festa, un vicino campanile scandiva i dodici tocchi che segnavano Mezzogiorno.

Mentre uno speaker dopo l’altro arringava una folla enorme di 70.000 persone, confermando le aspettative degli organizzatori, mi sono avviato verso un chiosco per un panino con porchetta e birra.

Più interessato all’umore della folla che alle arringhe degli speaker, ho realizzato che Salvini era ancora “l’Uomo”, il “Capitano” della Lega. Nessuno degli speaker ha osato attaccarlo per aver gettato la spugna e mollato il “Governo del Cambiamento” al proprio destino. Non oggi, non a Pontida.

E passi per gli speaker della leadership, ma cosa farà la folla? Mostrerà il suo malumore fischiando Salvini quando poco dopo avrebbe preso il podio per arringare il suo popolo? Neanche per sogno amici. Non a Pontida! Al contrario, ecco Matteo Salvini che affacciatosi al podio riceve un uragano di applausi, una standing ovation durata minuti interminabili, con la folla che ruggiva il suo benvenuto e la sua approvazione per aver detto no a Di Maio e Conte. Con la loro presenza massiccia e chiassosa, i leghisti a Pontida hanno ratificato la condotta del loro “Capitano”, ivi comprese, non solo le sue politiche d’immigrazione controllata ed il suo tentativo di guadagnare elezioni anticipate che in un sistema parlamentare non si possono mai dare per scontato, ma anche statuti autonomi per sé e per tutti gli italiani che non hanno paura di dire “no grazie” al centralismo burocratico e allo “stato unitario”. 

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