Romano Prodi “elabora” le conseguenze in Italia della caduta del Muro di Berlino del 9 novembre 1989

Sul giornale, “la Stampa” del 3 novembre 2019, leggo l’intervista di Fabio Martini a Romano Prodi alla pagina VI dell’inserto commemorativo dello storico evento che cambiò la faccia dell’Europa e non solo.

L’intervistatore chiede a Romano Prodi di spiegare ai lettori l’impatto che la caduta del muro di Berlino ebbe sul sistema politico italiano. Leggo sorpreso che secondo Prodi la caduta del muro avrebbe da lì a poco causato “il crollo” dei due partiti (Comunista e Democristiano) che nel nostro Paese rappresentavano assetti ed interessi dei Russo-Sovietici e degli Anglo-Americani e cioè, la politica dei blocchi sorta in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.

Prodi ci azzecca quando dice, esattamente come il sottoscritto, che uscita dalla guerra “… l’Italia [si trovò] …divisa in due da un muro interno …” e che tale divisione fu politicamente rappresentata da Comunisti e Democristiani. Romano, però, bara quando sembra voler sostenere che i due muri (quello fisico di Berlino e quello politico dell’Italia) crollarono contemporaneamente.

Nella realtà, se il muro di Berlino cadde il 9 novembre del 1989, quello italiano mostra solo ora qualche crepa (l’Umbria docet), ma la divisione ideologica di questo Paese non è mai venuta meno. A spazzare via i partiti che rappresentavano assetti ed interessi “Occidentali” pensarono i magistrati di “Mani Pulite” (1992-1993) che non a caso risparmiarono solo il partito comunista e loro alleati. Del crollo del muro di Berlino, in Italia non se ne accorse proprio nessuno. Se ne parlò poco sia sui giornali di “regime”, sia su quelli di “opposizione”. Perchè? Sostanzialmente per gli stessi motivi che hanno recentemente permesso a PD e M5S di “farsi” un governo con voti che nella realtà non hanno più. Nel sistema parlamentare italiano, il vero potere sta non nell’esecutivo “collettivo e collegiale”, ma nel parlamento che ogni 5 anni viene eletto a suffragio universale. Sono le due camere ad esprimere l’esecutivo, non gli elettori (se non indirettamente). Il governo vero e proprio sta, quindi, “nel parlamento”, almeno così vollero i Padri Fondatori. Ed è perciò che nessuno può esimersi da responsabilità per il disastro politico-economico di questo “stato unitario”, soprattutto “comunisti” e “cattolici”.

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