Esempi concreti di disfunzioni sistemiche

Pazienza, dicevo tra me, hanno voluto privilegiare per qualche motivo la Valsamoggia con una nuova entrata ed uscita dell’Autosole. Wow! Io personalmente l’avrei fatta più vicino alla Cavazzona di Castelfranco Emilia, magari dove finisce la “tangenzialina” che hanno impiegato 30 anni a completare e che nessuno ha ancora pensato di collegare all’altra “tangenzialina” che by-passa Anzola e Lavino di Mezzo per entrare praticamente nello “Stradone” a Borgo Panigale, creando così una alternativa all’Autosole.

Poi un amico mi ha fatto notare che se non facevano l’uscita / entrata di Valsamoggia, la Philip Morris non avrebbe costruito la sua fabbrica in quel posto, praticamente a ridosso dell’Autosole. Di recente, per caso dovetti incontrarmi con un collaboratore a Crespellano ed anziché prendere per Muffa e poi la vecchia Bazzanese fino a Crespellano, decisi di rimanere sulla via Emilia fino a una delle tre strade che porta(va)no a Crespellano. Errore! Due si interrompono a pochi chilometri da Crespellano e la terza da Anzola arriva nei paraggi stravolti da nuove arterie in costruzione e non ancora del tutto finite che sconvolgono l’intera zona con effetti negativi per l’ambiente senza risolvere il problema del traffico. Too little too late. A forza di mezze misure, bisogna dare ragione agli ambientalisti!

Alcune volte ho provato ad entrare ed uscire a Valsamoggia. In uscita si va solo alla Philip Morris ed in entrata solo in Autostrada perché il resto della viabilità la famosa “nuova pedemontana”, non è stata ancora completata e lo svincolo porta solo alla multinazionale del tabacco.

Speriamo che non faccia la fine della Nuova Estense, da 40 anni ferma a S. Antonio di Pavullo!

A Modena, poi, oltre all’annosa questione che riguarda la fantomatica bretella Campogalliano – Sassuolo, nessuno sa ancora che fine farà il progetto di estendere la c.d. complanare fino all’imbocco dell’A1 a Modena Sud. Gli abitanti di San Damaso e San Donnino dovranno continuare a respirare i fumi tossici che le colonne di auto e TIR quotidianamente riversano nell’aria mentre lentamente si dirigono da e per Modena Sud piuttosto che correre il rischio di danneggiare la famosa Villa Liberty di Lonardi del primo novecento che si trova nel Borgo La Busa di S. Donnino. Un bel dilemma: come tutelare la salute di migliaia di cittadini e salvare un gioiello come Villa Lonardi senza bocciare una arteria che consentirebbe di collegare la Città di Modena all’A1 Nord e Sud mediante una complanare a scorrimento veloce bypassando le due frazioni.

Il tira e molla della “complanarina” è un emblematico esempio di disfunzione sistemico, un rebus che dura da anni. Finalmente, in data 24 febbraio 2018 veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica che sanciva l’ok definitivo alla realizzazione del progetto. Il Sindaco di Modena, Muzzarelli si aspettava l’apertura del cantiere ai primi di quest’anno. Ma ancora non si vede muovere neanche una ruspa!

Fosse solo una questione di strade! Le ferrovie sono sempre sofferenti soprattutto al Nord dove ce n’è più bisogno per maggiore densità di popolazione, numero di industrie ed aziende agricole d’eccellenza! La linea tra Parma e La Spezia, importantissima perché sulla direttrice Ventimiglia – Francia è ancora a binario unico, come a binario unico sono tratti della Verona – Rovigo e della ben più importante Verona – Fortezza – Brennero.

Tutte le infrastrutture sono costosissime ed a rischio da noi anche perché tutte devono forzatamente passare attraverso lo stato. Avete mai sentito di un appalto pubblico vinto da una società straniera ( che so, spagnola, coreana, ecc.)?

Anche la sicurezza pubblica da noi funziona poco e male. Non devo ricordare la figuraccia fatta con Igor che in bici sarebbe riuscito ad eclissarsi beffando persino i cacciatori di Calabria e riparando pedalando fino in Spagna dove la Guardia Civil è riuscita finalmente a fermarlo.

L’Italia, con le sue molteplici polizie, non pare in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. Le forze dell’ordine non sembrano in grado di arginare la criminalità grande e piccola. Rari sono gli interventi in flagranza di reato. Il motivo? Pare non ci siano abbastanza poliziotti in uniforme da pattugliare le strade a piedi in città o in auto nelle zone residenziali periferiche come in altri Stati Membre dell’UE, complice anche l’oscurità delle città italiane che sono le meno illuminate nel mondo Occidentale. Il fai da te, poi, da noi non esiste! Il “sistema” tutela meglio l’incolumità di chi delinque, anche a mano armata, piuttosto che il cittadino aggredito in casa, sul lavoro o per le pubbliche vie.

Non parliamo poi del sistema giudiziario! Nonostante la giurisdizione unica, la magistratura ordinaria sembra perdersi in un bicchiere d’acqua. Procedure farraginose che non hanno pari neanche tra gli appartenenti alla stessa famiglia giuridica romano-germanica, detta anche “civilista”. Una definizione anomala del “processo” che serve a giustificare l’obbrobrio di un’udienza all’anno e processi che possono durare decine d’anni prima una sentenza diventi, res iudicata! In penale, il brutto vizio italico di procedere in contumacia per reati gravissimi che comportano pene detentive lunghe come l’ergastolo sono il motivo per cui le possibilità di ottenere l’estradizione di simili condannati riparatisi all’estero in seguito a condanne passate in giudicato, sono scarse.

Per un Paese di common law, l’estradizione di un reo condannato “in contumacia” per un delitto non è ammesso perché concederlo costituirebbe riconoscere la validità di un processo che secondo la legge locale avrebbe violato il diritto di difesa del condannato che non ha potuto difendersi personalmente in aula dai propri accusatori.

Per un Paese “civilista”, come la Francia, il problema non cambia di molto: anche là, le condanne in contumacia per delitti (crimes) non sono ammesse. Perché? Perché nessuno può essere condannato senza prima essere stato ascoltato dal Giudice ed il contumace ha diritto a far valere le proprie ragioni prima che il processo venga definito.

E adesso smettiamola di fare sempre le vittime e vediamo di riorganizzarci prima che sia troppo tardi.