Il caso Pell visto dall’Italia

Nessun giornale italiano pare abbia acceso i riflettori più di tanto sul caso del Cardinale Pell che in data 11 dicembre 2018 è stato giudicato colpevole di aver abusato sessualmente di due chierichetti, all’epoca bambini, per ben cinque volte dalla Corte di Contea di Melbourne in Australia per un confronto sommario con il nostro sistema legale. La Corte decise di rendere la notizia di pubblico dominio solo in data 27 febbraio 2019.

Nonostante circolino voci che Pell sia stato incastrato dagli anti-Bergoglio nella Curia – esistono molti aspetti del caso che risultano poco chiari o che sono addirittura contestati – il Cardinale è stato giudicato colpevole degli atti di abuso ascritti e cioè, di aver violentato sessualmente un primo bambino una volta e di aver commesso degli atti osceni in danno al secondo bambino per ben quattro volte. Secondo la legge australiana Pell rischia una condanna (prevista per il 13 marzo) fino a 50 anni di carcere, ovvero 10 anni per ognuno dei cinque abusi commessi. Per il momento, Pell è in carcere in attesa che la Corte si pronunci sull’entità della pena che dovrà scontare.

Le differenze maggiori con la legge penale italiana si possono riassumere nel modo seguente: i sistemi di common law come la legge penale australiana, si fondano su concetti di retribuzione, punizione e risarcimento nei confronti della società per il danno arrecatole dal reo, mentre la legge penale italiana si fonda su concetti e principi di favor rei. Il diritto penale sostanziale e procedurale italiano non esiste per punire, né per costringere il delinquente ad una sorta di retribuzione o risarcimento per il danno arrecato alla società, bensì per rieducarlo e reinserirlo nella società, ove possibile.

Le differenze di cui sopra si vedono dal linguaggio dettagliato e preciso delle norme penali italiane che sono concepite in modo da contenere una sorta di sconto di pena, specialmente nei casi di concorso di reati come nella fattispecie è la “rapina a mano armata”, perché oltre al furto essa contiene l’elemento ulteriore dell’uso di un’arma per intimidire o peggio. Nelle giurisdizioni di common law l’individuo ritenuto colpevole di aver commesso un furto a mano armato, verrebbe condannato ad una pena di anni X per il furto più anni Y per porto abusivo ed uso di un arma da fuoco. Il termine giuridico italiano per un siffatto sistema sanzionatorio è noto come “cumulo materiale delle pene” che da noi ha da tempo ceduto il passo al “cumulo giuridico delle pene”, con il risultato che oggi il sistema penale italiano si affida a norme complesse nei casi frequenti di concorso di reati che in sostanza comportano uno sconto sostanziale di pena a chi li compie.

L’altra differenza significativa tra ciò che si fa nella singola giurisdizione dello stato italiano e ciò che invece avviene nei sistemi di common law è che nel caso di Pell la pronuncia di colpevolezza avviene già alla fine del primo grado di giudizio chiamato trial, che in un caso complicato come quello di Pell può impiegare anche due o più mesi di udienze giornaliere continue, ma non anni. Infatti i sistemi di common law sono caratterizzati dall’udienza unica, continuata, non frammentata come nei sistemi “civilisti”. Una volta che la Corte è in udienza, essa resta in udienza fino a sentenza, salvo gli aggiornamenti giornalieri del caso.

La determinazione della colpevolezza o innocenza di un accusato è resa non dalla Corte ma da una giuria di 12 pari (ovvero cittadini scelti a sorte tra la popolazione civile della Contea) i quali giudicano sui fatti accertati in dibattimento. La colpevolezza di Pell unanimemente dichiarata dai giurati pone fine al trial, salvo per la decisione del Giudice sull’entità della pena da comminare, che è stata fissata per il 13 di marzo cm.

In seguito Pell inizierà a scontare la pena in carcere da dove potrà presentare appello. L’appello di Pell comunque non potrà rovesciare o modificare la sua colpevolezza che si cristallizza in modo definitivo, salvo circostanze eccezionali e pertanto il trial è sempre definitivo.

In Italia prima che una sentenza diventi definitiva possono passare anche degli anni, perché l’intero processo per definizione comprende non solo il trial ma anche il primo appello (che non esclude un riesame nel merito) ed il secondo appello avanti la Corte d’Appello d’Assise e / o la Cassazione. L’intero iter processuale sopra descritto impiega in media sette anni a concludersi, data la maggior frammentazione del sistema legale italiano anche se paragonato a Paesi vicini come Francia, Svizzera, Austria e Germania.

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