L’errore è aver sdoganato solo il comunismo

E’ dell’altro giorno l’ultima fatica di Vladimiro Zagrebelsky pubblicata su “La Stampa” con il titolo “Perché sdoganare il fascismo è un errore”. Dal titolo si desume che il fascismo non sia stato ancora “sdoganato” e che sia meglio così. In inglese si sarebbe potuto sintetizzare il concetto con poche parole, “Better let sleeping dogs lie”. E se gli italiani avessero scelto e magari “costituzionalizzato” la decisione di lasciare i due incubi nel loro sonno eterno, non saremmo ancora qui dopo settant’anni a parlarne. Purtroppo si è preferito oublier soltanto il fascismo e non anche il comunismo.

Il problema è che il fascismo è e rimane, almeno concettualmente, il rovescio della medaglia comunista che pare continui a fare proseliti tra i tanti “dreamers” del sogno progressista. In Italia si sprecano i partiti che si dichiarano apertamente, “Comunisti” o che si ispirano a tale ideologia. Il contrario non è possibile, perché vietato. Il “fascismo” è stato messo fuorilegge, il “comunismo”, suo pendant, no. Perché, lo sappiamo tutti ed è inutile ripercorrne la storia e l’evoluzione post bellica che ha finito per legittimare il comunismo come alternativa democratica possibile, e quindi legale.

In natura, però, questi sistemi “alternativi” al capitalismo si sono purtroppo evoluti in forme di governo autoritarie o, addirittura, totalitarie soprattutto nell’epoca immediatamente successiva alla Grande Guerra. Non a caso Paesi come Italia, Austria, Germania, Polonia e Russia e poi Spagna erano tutti guidatati da dittatori che stavano a capo di veri e propri regimi che di democratico avevano poco o nulla. Persino negli Stati Uniti il Presidente FDR venne eletto consecutivamente per ben tre volte emulando in qualche modo i suoi principali antagonisti, almeno sotto l’aspetto durata. Ma quel nefasto periodo era stato reso possibile da una guerra micidiale seguita da una terribile depressione che fece esplodere il sistema economico mondiale di allora creando nei Paesi europei più colpiti le premesse che avrebbero mandato al potere, ancorché legalmente, prima un Presidente del Consiglio Italiano seguito poi da un Cancelliere Tedesco che in pochi anni avrebbero distrutto i loro rispettivi sistemi politico-istituzionali, piegandoli al loro volere.

Inutile ripeterci, sappiamo tutti cosa è successo e perché. Siamo però incapaci di trovare una via di uscita da un impasse che dura da allora per gli stessi motivi enunciati dal buon ma “misguided” Zagrebelsky nel suo articolo.

Zagrebelsky finge o fa finta di essere preoccupato da parole dette da politici di area vagamente di destra ma non sembra minimamente turbato da parole speculari ma avverse lasciate cadere sullo stesso terreno da esponenti della sinistra militante ed antifascista che fa capo a quella vasta area di nostalgici del comunismo reale e terzo mondista.

Zagrebelsky si lamenta del troppo e frequente uso della parola “fascismo”. Qui devo dissentire osservando che ne fanno già troppo uso le sinistre antifasciste tanto che non c’è bisogno di rincararne la dose, bastano loro a tener vivo la “fede” per i nostalgici e a portare nuove leve a scoprire il frutto proibito. Si, perché è impossibile vivere in Italia senza aver sentito parlare del fascismo, né l’uso del manganello che ne fecero gli squadristi. E chi nega la morte del parlamentare socialista Giacomo Matteotti? I colpevoli furono trovati poco dopo il fattaccio e condannati al termine di un processo veloce anche per l’epoca. Il Partito unico, il carcere e il confino per gli antifascisti, le leggi razziali e la guerra sono fatti documentati e fanno parte della storia. Nessuno li nega.

Le guerre coloniali, però, sono incominciate molto prima del fascismo in tempi di “white man’s burden” e governi costituzionali e democratici (almeno per i canoni di fine secolo e primo novecento).

Le leggi razziali sono la conseguenza di una leadership italiana debole e succube della Germania. Lo stesso valga per l’entrata in guerra. Non si può negare che costituirono degli errori. Errori che l’Italia non ha mai smesso di scontare. E qui il discorso si fa complicato perché lo sconto maggiore è stato quello di permettere alla leadership del dopoguerra, in parte inquinata da persone cresciute professionalmente sotto il precedente regime, di pensare di poter ricostruire il futuro su delle fondamenta indebolite dall’odio di classe e da un antifascismo miope e di maniera.

I regimi non vengono dal nulla, né si reggono per vent’anni solo sul terrore e la paura. Il consenso fu altalenante forse ma è innegabile che ci fu ed anche ciò è documentato. Le guerre poi si vincono e si perdono insieme. Finché anche la sinistra non si prenderà le sue colpe per ciò che avvenne tra il 1919 ed il 1945, non se ne uscirà mai dalla via senza uscita in cui il Paese è stato confinato. Non si può mettere fuorilegge una parte del popolo e sperare in un futuro felice e prospero. Non si può mettere fuorilegge il “fascismo” e non anche il “comunismo”. In Germania non è stato vietato soltanto il Partito Nazista ma dal 1956 anche il Partito Comunista.

Per il resto quanto detto da Zagrebelsky è condivisibile, manca solo di equilibrio e reciprocità nei confronti dell’altra ideologia grondante di sangue.

Fatto in Modena il 22 febbraio 2018

da pparak