L’Italia che non funziona

Abbiamo una burocrazia da fare invidia a quella dell’Unione Europea per inefficienza e mediocrità, dove si avanza più per anzianità che per merito.

Abbiamo uno stato centrale elefantiaco che nella concezione dei partiti dominanti in uscita dalla seconda guerra mondiale doveva continuare ad occuparsi praticamente di tutto, esattamente come prima della guerra, ma in modo, diciamo, “democratico”. Ne consegue, una catena di trasmissione verticale, anziché orizzontale, che non lascia spazio a centri di autonomia politica periferica, come le Regioni che, pur previste dalla Costituzione, non saranno realizzate prima del 1970. Non a caso, la maggioranza di queste regioni saranno a statuto ordinario, a testimonianza dell’avversione del potere centrale dello stato all’autonomia periferica o decentramento politico.

D’altra parte come conciliare l’autonomia con lo stato unitario? Giuridicamente parlando, uno stato unitario altro non è che una giurisdizione unica entro la quale vigono le stesse leggi, caratteristica questa che accomuna anche regimi e sistemi totalitari. Infatti, la prima cosa che faranno i nazisti al potere è quello di cancellare i laender e di accentrare tutto il potere su Berlino creando voilà, lo stato unitario!

Le nostalgie che sembrano non voler passare sono arcinote: comunismo e fascismo. La Germania, forse perché occupata militarmente fino al 5 maggio del 1955, mise fuori legge non solo il partito nazista, ma anche il partito comunista. L’Italia che non fu occupata dagli anglo-americani se non in piccolissima parte e ciò solo fino al 1954 (v. Trieste e la contestata zona A & B di Capodistria) si limitò a mettere fuori legge solo il disciolto partito fascista. D’altra parte in Italia come in Francia i comunisti, fortissimi, si erano guadagnati la fama di partigiani / liberatori alla pari degli alleati inglesi, americani e russi. Fu così che nacque il mito che vuole il comunismo semplicemente un’altra forma democratica di governo (sic!).

La realtà è che nazismo tedesco e comunismo russo erano il rovescio della stessa medaglia totalitaria. Erano alternativi l’uno all’altro ed è per ciò che alla fine si sono scontrati con il risultato che i comunisti russi si sono trovati loro malgrado dalla parte degli Alleati.

Il problema è che in Italia molti ancora credono nella bontà di ricette economiche basate su di ideologie fallite e screditate dalla storia. La classe media che si era venduta per un tozzo di pane concesso dallo stato e la promessa di un sociale a tutto tondo, si vede ora costretta a dimagrire ulteriormente, mentre la nomenclatura se la spassa assai meglio. Alcuni di voi penseranno: ma ciò non succede anche negli altri Paesi dell’UE? Certo che sì, ma l’Italia è l’economia meno libera di tutta l’UE; non ha mai conosciuto una vera economia di mercato, quello che esiste nella migliore delle ipotesi è un “capitalismo di stato” che fa concorrenza sleale ai privati.

In un sistema come quello sopra descritto non ci può essere salvezza senza un radicale mutamento della struttura dello stato in senso federale, p. es. mediante l’italianissima trasformazione in “autonome” di tutte le province italiane, esattamente come quelle di Trento e Bolzano! Una massiccia riduzione dello stato o del governo che dir si voglia nell’economia ed un accrescimento di quello privato, anche mediante leggi ad hoc che incoraggino lo straniero ad investire in Italia. Una chiara difesa della proprietà privata e della libera iniziativa in un’economia inequivocabilmente “di mercato”.

Al punto in cui si trova l’Italia, però, tutto ciò potrebbe non bastare a rovesciare le sorti di un Paese mal impostato dal secondo dopoguerra in poi.

Prossimamente, faremo degli esempi concreti delle cose che non vanno per colpa del “sistema” più che degli “uomini”.

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