Segue l'”op-ed” di Mattia Feltri, opinionista di “La Stampa”;

L’articolo di Mattia Feltri intitolato “I nuovi satrapi” è stato pubblicato nell’edizione di Martedì 14 maggio 2019. Con tale pezzo Mattia Feltri lancia accuse velate al Ministero dell’Interno, Matteo Salvini, spiegando ai lettori come nella sua opinione, che non riflette necessariamente quella dell’editore, il problema del Paese avrebbe un “pochino” a che fare con le case editrici di una “destra nerboruta” ed un Ministro che ordina alla “sua” polizia di rimuovere “…..striscioni di garbato dissenso e di sequestrare telefonini contenenti ‘selfie birichini’”. L’amico Feltri continua aggiungendo che la tendenza da molte legislature a questa parte è quella di un Parlamento sempre più succube del governo: non approva le leggi, nemmeno le propone, limitandosi soltanto “a bollinare” i decreti, ovvero assicurandone la copertura finanziaria e poco più. Dice signorsì, fine.

Feltri si lamenta che oggi il Parlamento è puramente pro-forma, con ciò lasciando capire che prima era qualcosa di diverso. Peccato che Feltri non cita qualche esempio concreto di questo mitico Parlamento “indipendente”. Feltri sembra applaudire le “legislature scorse” che, secondo Lui, si reggevano in piedi “ ….tenendo per il bavero il potere costituito, almeno con le opposizioni interne e le conseguenti scissioni nel Pdl di Silvio Berlusconi e nel Pd di Matteo Renzi”. Ora lamenta Feltri si vedono solo legislatori stesi come tappeti e piogge di petali (davanti al Capo del Governo di turno), che oggi è un avvocato di nome Conte, non Salvini. Figuriamoci – qui l’autore sembra quasi terrorizzato dall’idea – se dovessero inserire il vincolo di mandato. Cioè l’obbligo costituzionale per i legislatori di non tradire il mandato ricevuto dai loro elettori. La faccenda insiste Feltri prende pieghe parossistiche: il Movimento Cinque Stelle decide chi potrà candidarsi e chi no, in base al reddito, e Matteo Salvini si scrive un decreto sicurezza bis nel quale attribuisce a sé più poteri nel controllo dei porti e della “sua” polizia per meglio reprimere le manifestazioni ostili. Per dirla liscia continua il nostro giornalista: “loro” si inventano le leggi per come gli gira e se le applicano pure. Se le costruiscono su misura e se le fanno anche rispettare, concludendo con il seguente epitafio: quando il potere esecutivo e quello legislativo passano sotto un unico controllo, senza che nessuno abbia la voglia o la forza di contrapporsi, è in quell’istante che le democrazie liberali diventano illiberali.

Il problema è che l’unico potere “incontrollato ed incontrollabile” oggi in Italia sono le Procure i cui PM sono reclutati esclusivamente dalla Magistratura che costituisce una delle cc.dd. “Tecnostrutture” o “Tecnocrazie” di questo “Stato Unitario” fallimentare. Non è un caso se al Nord dove dilaga la Lega e dove si prevvede una forte affermazioine degli autonomisti, le Procure hanno scatenato indagini a tappeto su dirigenti e candidati autonomisti per vedere se riescono a trovare qualche elemento di prova circa eventuali comportamenti illeciti non meglio specificati. E ciò a poco più di una settimana dalle elezioni Europee del 26 maggio 2019, che in alcune città come Modena coincidono anche con elezioni locali per il rinnovo di sindaci e consigli comunali. Una coincidenza conveniente per le opposizioni.

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